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Allevamento amatoriale di Gatti Norvegesi delle Foreste
"Non esiste niente di più gioioso di un gatto giovane,
ne' di più solene di un gatto vecchio!" (Thomas Fuller)
Realtà & Fiabe...

 

Le grandi foreste della penisola scandinava, dove per sei mesi l'anno la temperatura scende a 20 gradi sotto lo zero, sono state lo scenario in cui si è formato il "Norsk Skogkatt" che nella lingua di origine significa letteralmente "Gatto Norvegese delle Foreste"...

Norsk = Norvegese           Skog = Foreste             Katt = Gatto

Il Gatto Norvegese delle Foreste è il gatto per antonomasia, cioè, quando si pensa a un gatto, la prima immagine che viene in mente è quella del Gatto Norvegese delle Foreste, del Norsk Skogkatt.

Pe. Peter Clausson Friis _ sacerdote e naturalista danese _ visse in Norvegia per la maggior parte della sua vita. Parallelamente alla sua vocazione, i suoi più grandi interessi furono la flora e la fauna che lo circondavano, quindi cominciò a descrivere gli animali che incontrava nella Norvegia rurale. Nel 1559 arrivò alla lince. Egli ha classificato la lince in tre categorie: la lince-lupo, la lince-volpe, e la lince-gatto. Più tardi si scoprì che tutte le linci norvegesi erano la stessa specie. È possibile (e non poco probabile) che quello che Pe. Peter Clausson Friis chiamava il gatto-lince fosse in realtà il Gatto Norvegese delle Foreste... Il naturalista ne fa un quadro particolarmente accurato, e lo descrive con i ciuffetti di pelo sulla punta delle orecchie, il lungo pelo attorno al collo, affermando anche che è amante dell'acqua e provetto pescatore.

Infatti, fra le molte somiglianze tra il Gatto Norvegese delle Foreste e la lince norvegese, la più evidente è che sono entrambi dei grandi gatti dalle lunghe zampe, con grandi gorgiere e ciuffetti di pelo sulla cima delle orecchie. Inoltre entrambi amano l'acqua, e le storie di Gatti delle Foreste Norvegesi che nuotano per catturare il pesce nei laghi e nei fiumi sono innumerevoli. Il Gatto Norvegese delle Foreste utilizza gli stessi metodi della lince norvegese per pescare. Queste somiglianze tra le due specie sono state spesso la ragione per cui la gente ha dimostrato grande interesse nel Gatto Norvegese delle Foreste.

Nel territorio norvegese c'erano naturalmente molti gatti, ma nella tradizione orale e nelle fiabe popolari c'è un tipo di gatto che viene menzionato ripetutamente, ed è il grande gatto dal pelo lungo. A causa della sua taglia e delle caratteristiche simili alla lince, molti hanno creduto che fosse un incrocio tra un cane ed un gatto _ o, più comunemente, un incrocio tra un gatto ed una lince.

Nella collezione di fiabe popolari di Asbjørnsen e Moe si trova il Gatto delle Foreste numerose volte. Qui viene chiamato "Huldrekat" ("uldre" = ninfa del bosco). Nel glossario un "huldrekat" viene descritto come un Gatto delle Foreste con una coda spessa e folta. Anche nella fiaba di Charles Perrault poi riscritta dai fratelli Grimm, "Il gatto con gli stivali", il personaggio è un Gatto Norvegese delle Foreste.

Le fiabe popolari e le leggende non sono l’unico indizio della grande e naturale incidenza dei Gatti delle Foreste. Nel 1912 l’autore norvegese Gabriel Scott scrisse un popolarissimo libro per bambini intitolato "Sølvfaks" ("Silver-fax"). Il personaggio centrale della storia è un Gatto delle Foreste chiamato appunto Sølvfaks.

La spiegazione più plausibile per la grande diffusione dei Gatti Norvegesi delle Foresteè che i loro antenati fossero probabilmente gatti sud-europei a pelo corto, giunti in Norvegia come in altre parti d'Europa già in epoche preistoriche. A causa della selezione naturale imposta dalle condizioni climatiche ostili, sopravvissero solo gli individui provvisti di una pelliccia particolarmente spessa e d'altri adattamenti ad un clima freddo.

 
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I* Nordmøre's Berkner e DK* Fribanikos Ivana con i "troll"
 
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Questi sono i "troll" di Casa Nordmøre

I troll, secondo le leggende popolari, vivono nelle foreste del nord Europa
(specialmente in Finlandia, Norvegia e Svezia).

Quando vengono colpiti dalla luce del sole diventano di pietra,
quindi si muovono solo di notte o nella foresta più fitta.

I troll sono buoni, anche se si divertono a fare i dispetti, e,
nonostante il loro aspetto possa essere orripilante (due teste sono comuni),
non fanno paura ai bambini che sono gli unici che possono vederli,
tanto, si dice, nessuno crederà loro.

 
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